mercoledì 25 dicembre 2013
Scacco al pedone
E' un ariete spinto da un milione di soldati, che cerca di sfondare una porta chiusa dall'interno. Di uscire dal castello. Perchè ogni volta che il timer viene tarato nuovamente sullo zero, soprattutto in quella occasione, non c'è casa che supplisca, non muri fisici, non facce ormai scolpite nella pietra di quelle stanze piene. Non un'idea, ne un disegno, ne una storia, non tradizioni.
Una lama senza un fodero è un guerriero senza un nemico. Come un estremo senza la possibilità di un confronto: privata del suo senso. Perchè senza un opposto non c'è polarità. E la polarità è tutto.
Si scoprì come un bambino che non comprende il gioco degli scacchi. La volontà rabbiosa di sbattere a terra la scacchiera e arrivare a un millimetrò dal volto di quello splendido avversario,tracciare con l'indice la froma di naso e labbra.
Un bambino costretto a rivedere delle tattiche. A giocare. Un'entita vera e semplice, che mal si adegua a dei filtri, che vuole tracciare una linea retta sulla mappa. Peccato che la mappa sia strappata, la parte della X ad eseguire volteggi aggrazziati a mezz'aria. Con ogni probabilità, una danza che prelude un volo irraggiungibile, o una vampata. Cercare di vincere una partita con mezza scacchiera, un novero di pedine ridotto all'osso. E un milione di valorosi pezzi rinchiusi.
E la velleità di voler ritracciare cartina, X e scacchiera su quel tavolo, usando le unghie. Superficie a cui si è incatenati, da spire di pazienza.
domenica 8 dicembre 2013
Panno
Un anno di polvere su questa superficie. Nemmeno un dito a scrivere per sottrazione, un niente di chè sulla lavagna dell'accantonato. E' come finire sulla riva di un'isola sperduta, piombato dal cielo. Con la carrozzella accartocciata, sfinita, inutilizzabile. E le gambe che funzionano di nuovo, senza motivo.Senza più il ricordo di come si fa.
La copertina ha un bordeau ingrigito dal depositarsi di giorni non annotabili, affascinante benchè depotenziato.
Rimarrà chiusa anche oggi. La novità è il passaggio di un attimo, noncurante, a pelo d'acqua. Un panno che fa spazio alle future dita. Umido, tatuato in quel contatto. Una sindone di silenzi, di pagine bianche, di energia dissipata e andata persa nel rimbombo delle pareti sferiche, e nei colpi di quel pugno in petto.
Pronta per essere riaperta, graffiata. Ma non oggi.
sabato 8 settembre 2012
Prato inglese
E in mezzo all'erba cerco una chiave verde, la chiave preposta a disinserire il random tra il lettore di tracce del mio cuore. E in cerca della chiave mi sono imbattuto/Ho rincorso quello che mi sembrava il tragitto di un arcoblaneo, trovando zero colori, o frequenze non adatte ai miei occhi da cane, costretti a guardare delle costanti assurde, che non se ne vogliono andare.
L'arocbaleno sbagliato. Puoi far di tutto. Seguirlo in un un vicolo in cui il tuo corpo non riesce a passare. Declamare le sue infinite luminose tonalità di grigio spento. Farne il tuo obbiettivo. MA sempre, in fondo, vorrai prendere a calci quel coacervo dibanalità inadatte al tuo essere.
E sullo sfondo il mio masochistico instancabile tentativo di aprire porticine inutili, senza muovere un dito per spalancare l'unica porta capace di dare una svolta.
lunedì 16 luglio 2012
Tassametri/linee bianche.
E' difficile muoversi su delle strade pensate con una segnaletica diversa da quella che hai in mente. Non è scontato imboccare una via nel giusto modo e nel giusto senso di marcia. Il paradosso sta tutto nel fatto che senza saper più guidare, le quotazioni della mia autostima di automobilista si impennano vertiginosamente. Ma niente di tutto questo può essere considerato soddisfacente, se molti dei volti che ti passano accanto sorridono disperati, nella ricerca della loro auto parcheggiata in qualche posto li vicino. Chiavi in mano, premendo freniticamente il pulsante di apertura della propria utilitaria, del cassone del proprio caravan di terza mano, della cappotte esclusiva posta a tre quarti su una spider.
Il mio vagare sempre in riserva la dice lunga sul fatto che ciò che cerco non è un posto a pagamento (la posta è solitamente decisamente troppo alta per i miei standard), ne tantomeno delle linee bianche squallide in un parcheggio di ammassati dell'ultim'ora. Consumo gli occhi cercando proprio QUEL posto, il tuo posto. Quello che da sempre per qualche motivo tieni libero, vagando inquieta, ignara di me che ti cerco.
domenica 3 giugno 2012
Grazie
Avrei voluto essere molto più dolce. Avrei voluto evitarti una situazione così difficile. Avrei voluto dirti altre settenceto cose. Avrei voluto avere un petto più resistente alle esplosioni. Avrei voluto non vedere quel volto perso. Avrei voluto nascere con una pazienza illimitata. Avrei voluto vivere in un mondo in cui gli investimenti importanti non comportano rischi. Avrei voluto avere un rapporto con te, definible intoccabile da tutto. Avrei voluto sfiorarti le labbra, e capire tutto quello che ti passava per la testa. Avrei dovuto scrivere tutto su un foglio, e aver lasciato parlare la mia attitudine migliore. Avrei voluto farti capire quanto sono diposto a stere qui in ascolto e quanto già hai fatto per me (abbondantemente oltre a quello che mi merito). Ma non rimpiango nulla e scrivo un altro grazie.
lunedì 21 maggio 2012
Pit-Stop
Il mio cuore ha avuto 4 ruote lise, lisce. Tempo fa, come da consuetudine, passato un periodo che consuma, chiesi ad uno bravo di scambiarle tra di loro. E "Quello Bravo", con una mossa conservativa ma efficace mi guarì. Il fatto è che guidare sul bagnato delle lacrime è roba da professionisti. Sbandò più volte quella mia utilitaria rossa, pulsante della musica del tuo respiro. Si perse e si fermò. I vetri appannati di dubbi e paure mi portarono altrove, verso campi arati o di nuovo verso strade insidiose, piene di chiodi. Bellissimi, ma pur sempre accessorio delle croci.
Averti nel campo visivo, sfiorare il sogno di starti accanto, per un po', facendo finta di essere indifferente, ha soffiato aria sul vetro appannato. Ha ridonato alla mia rotta un obbiettivo, ed ora non necessiterò più di un pieno, credo. Un singolo, fermo, istante di luce. "Quello bravo" mi ha chiamato al cambio gomme, con la promessa di guarire tutto ancora una volta. Sbanderò di meno, e anche se come una lepre pupazzo davanti ad un levriero sposterai ancora in là quella tua asticella, vincerò la gara dei veloci pazienti, cercando di non scoraggiarmi. Sperando di avere qualche possibilità.
sabato 28 aprile 2012
La volpe e l'una...
Il fatto è che sei una mela. Fissi il mondo dal tuo ramo. E io che sono un quadrupede con una reputazione inflazionata, e totalmente sovrastimata ho ormai finito il primo strato di corteccia di quel dannato albero. Sei praticamente maturata al mio sguardo, tanta passione ci metto nel figurarmi le tue forme, e ho qualche ciuffo bianco ormai, che mi corona la testa, tamto forte ti penso certi giorni. E l'essere allo scuro di cosa il mio giardino divverà non cambia di certo le cose. Raggiungo palmo a palmo strisciando mezza certezza al dì, ne perdo due il giorno dopo e il terzo ho dimenticato tutto. Ciò che invece resta fisso nella mia ragione da canide vagabondo è il desiderio di parlarti, e sentire che ogni tanto dal tuo trespolo di mela rivolgi il tuo riflesso, di tua spontanea volontà, verso quello stralcio sfortunato di terra in cui sto seduto, e aspetto.
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