Si volse.
E notò esattamente il solito monotono e claustrofobico scenario. Tasselli ordinati, ma intricati, stretti in un abbraccio insistente, pedante. A formare una solida barriera di costrizioni, inibizioni, logoranti insicurezze, distrazioni. Una prigione a tutto tondo, insonnolita e insonnolente. Fatta di potenza, e non di atti. E quei muri avevano una voce, e a volte un'espressione. L'atmosfera afosa di quell'ambiente sterile, il caldo agnostico, il sudore gratuito,ingiustificato. Abbastanza perchè la volontà si ribellasse alle circostanze e smettesse di aspettare una qualche manna poetica.
Si decise a respirare il ristoro della notte. Si armò di tasti, e fogli appallottolati. Li scagliò con flebile sufficienza, voltò le spalle alla pendola,col suo movimento limitante e relativo. Non senza remore, una parte del muro cedette.
Le risorse a sua disposizione erano esaurite. Ma quantomeno, grazie alla breccia, potè cullarsi al paesaggio mutevole e allettante della realtà, e ai soffitti della fantasia...
venerdì 13 giugno 2008
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