Come una farfalla leggiadra, empì del suo elegante volo gli occhi e le giornate di quel rapito osservatore. Solo ora la riconosceva come la più bella creatura del suo giardino, benchè spesso le fosse fluttuata accanto nelle mattine d'estate. Una volta schiusi i suoi occhi la contemplò, e fu come se un manto di rugiada invernale pietrificasse quell'attimo, rendendolo brillante ed eterno.
In un certo qual modo però quella scoperta nascondeva in sè un inganno. "Se mi avvicino e cerco di carezzarne le fattezze, i colori, gli iridescenti riflessi, potrei con le mie sembianze crearle turbamento e farla fuggire" pensò. "E come potrei seguirla nel firmamento celeste, nel suo peregrinare salvifico, non avendo io leggiadrìa alcuna, ne tantomeno ali?" Fu così che si mise in cerca di coraggio e della seta più fine, per costruirsi un bozzolo. Chiese aiuto a se stesso e alla beffarda natura, in cerca di un cambiamento. "Troverò il poco oro che ho dentro, tesserò delle ali impavide, e verrò con un dono...
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1 commento:
Lo definirei un racconto "sereno". M'è piaciuto.
Alex
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