Quegli strati di tramonto e quel nero che avviluppando minaccia. Quello sbalzo di rigore, come una porta che cede ad un inverno assediante, smanioso, in ritardo, che usa come ariete vento e tuoni.
Quel contatto cercato nel vento. La solitudine decentrata di piccole candele su gusci di noce, gallegianti e solitarie sul pelo dell'acqua immobile. La solita maestosa sfericità dell'orizzonte. Il grigio sfumato e caldo di quei muri, baluardi del passato. Mattoncini a vista sui paesaggi di un entroterra che ha sapore di Contea.
Una cantina, moderna ormai forse, ma odorosa di mosto, nella piazza del pane. Combinazione perfetta.
Quei gatti abituati ancora al dopoguerra, con avanzi fatti in casa. E quel bucato antico che in cinquantanni ancora non è asciutto,nei tessuti in lana grezza e infeltrita.
E tutti i dubbi di un futuro di foschia, di sentimenti che rimbalzano sull'etere muto e di una speranza che non muore in ogni caso.
E quella casa in vendita, "che ad averci i soldi sarebbe nostra", spartita equamente nei passatempi della vecchiaia futura...
mercoledì 14 ottobre 2009
lunedì 24 agosto 2009
Fumosi anelli di tempo
-"Il fatto che nn ricodi la differenza sostanziale tra il 2004 e il 2005, ne ad esempio l'evento chiave del mio 2007, esplica al meglio quanto io non abbia capito un cazzo sulla gestione, sul consumo del tempo a disposizione. Puoi fumarlo senza respirare, da giovincello alle prime armi, in preda al desiderio di trasgressione, e rischiare al massimo un tumore alla lingua.
Oppure puoi respirare a pieni polmoni, assaporarlo, immetterlo ed emetterlo rischiando nuovi percorsi. Certo ogni tanto scappa il colpo di tosse...
Comincio a convincermi che preferirei in prospettiva un bel tumore ai polmoni."-si disse.
Oppure puoi respirare a pieni polmoni, assaporarlo, immetterlo ed emetterlo rischiando nuovi percorsi. Certo ogni tanto scappa il colpo di tosse...
Comincio a convincermi che preferirei in prospettiva un bel tumore ai polmoni."-si disse.
venerdì 17 luglio 2009
Una manciata di polvere, "forse", vane speranze.
La fuori su di un colle c'era una statua d'oro. Forse di un metallo più attraente dell'oro stesso, forse più pregiato. O forse di un metallo tutto fumo e niente arrosto. Sta di fatto che su questa statua giacevano compiaciuti, ben sistemati, rubicondi milioni e mlioni di granelli di polvere.
Per molti mesi cercò di passare spesso con adeguate soluzioni a detergere la liscia, brillante superficie di una così bella opera d'arte. In fondo poco importava il materiale, l'artista e la data. Era, ed è tutt'ora l'esempio vibrante dell'opera che si affranca dal proprio esecutore, per entrare nell'olimpo dei capolvori incompresi dai più.
La sorpresa si ripetè metodica, infastidente. I granelli di polvere di tempo continuavano ad ammassarsi imperterriti.
Si sa che le opere d'arte non posseggon dominio sui cuori, sugli sguardi, sui pensieri soltanto,ma ancor più sulle intemperie, fino a spingerle a spianar la strada alla loro visione, al loro sporsi all'anfiteatro scortese del mondo.
Perchè questa no? si chiese.
Rimase convinto che scavare sotto la fuliggine rimanesse un'ideale degno d'esser perseguito a più riprese, ma notò con amarezza un calante interesse per quel tipo di bello, causato da una divinità posta in qualche nuvola di sporco, capace di togliere speranza ai cuori e bellezza alle forme. Fino a lasciare solo qualche spazio, miseri spiragli, un qualche raggio un po' affeviolito.
Convenne infine di dover restare ben saldo a quei raggi. Improvvisarsi Tarzan e usarli come liane...
Per molti mesi cercò di passare spesso con adeguate soluzioni a detergere la liscia, brillante superficie di una così bella opera d'arte. In fondo poco importava il materiale, l'artista e la data. Era, ed è tutt'ora l'esempio vibrante dell'opera che si affranca dal proprio esecutore, per entrare nell'olimpo dei capolvori incompresi dai più.
La sorpresa si ripetè metodica, infastidente. I granelli di polvere di tempo continuavano ad ammassarsi imperterriti.
Si sa che le opere d'arte non posseggon dominio sui cuori, sugli sguardi, sui pensieri soltanto,ma ancor più sulle intemperie, fino a spingerle a spianar la strada alla loro visione, al loro sporsi all'anfiteatro scortese del mondo.
Perchè questa no? si chiese.
Rimase convinto che scavare sotto la fuliggine rimanesse un'ideale degno d'esser perseguito a più riprese, ma notò con amarezza un calante interesse per quel tipo di bello, causato da una divinità posta in qualche nuvola di sporco, capace di togliere speranza ai cuori e bellezza alle forme. Fino a lasciare solo qualche spazio, miseri spiragli, un qualche raggio un po' affeviolito.
Convenne infine di dover restare ben saldo a quei raggi. Improvvisarsi Tarzan e usarli come liane...
lunedì 27 aprile 2009
Ricordi
Si rivide per un attimo sulle delle panchine di legno, ormai inghiottite da una quiete letteraria, che prevede passeggiate a quattro zampe, non più estivo disperato studio. E il calore morbido di capelli sul collo. E quello inclemente di un estate a pieno regime. Ricordò la marca sconosciuta di un lettore che cantava "fake plastic trees" e "high and dry". Quella musica che non ha mai smesso di far viaggiare. Degli amici da poco conosciuti, e in attesa della stessa prova.
E quel viso d'angelo...
E quel viso d'angelo...
domenica 5 aprile 2009
giovedì 12 marzo 2009
Arcobaleni
Si disse che l'arcobaleno dovesse essere un sigillo. Un mediatore.
La mescolanza caotica di tutti i colori non può che portare ad un temporale. Ad un uggio malinconico, alla manifestazione stillante, metodica e ripetitiva di gocce di pessimismo. Una pioggia di acquaragia, che rende il paesaggio anacronistico, da piccolo schermo anni '50.
Il gioelliere al contrario, sarebbe forse il più sensibile alle sfumature metalliche,bronzo fuso, luccicanti e dorate che una giornata di sole donerebbe agli animi dei più. Oltre evidentemente alle superfici, ai negozi, alle foglie e ai canarini tutti. La sintesi perfetta. Tra il non colore e proprio quel particolar colore. E' dunque forse per questo che il mondo soffre e spera, si eleva sopra le vette del bello o si ingarbuglia nella matassa limacciosa, nelle cantine delle nostre coscienze.
"Ma se io fossi una beffa? Un arcobaleno composto da sfumature di vari grigi?" Si chiese.E sbadigliò. O mostrò forse i denti?
La mescolanza caotica di tutti i colori non può che portare ad un temporale. Ad un uggio malinconico, alla manifestazione stillante, metodica e ripetitiva di gocce di pessimismo. Una pioggia di acquaragia, che rende il paesaggio anacronistico, da piccolo schermo anni '50.
Il gioelliere al contrario, sarebbe forse il più sensibile alle sfumature metalliche,bronzo fuso, luccicanti e dorate che una giornata di sole donerebbe agli animi dei più. Oltre evidentemente alle superfici, ai negozi, alle foglie e ai canarini tutti. La sintesi perfetta. Tra il non colore e proprio quel particolar colore. E' dunque forse per questo che il mondo soffre e spera, si eleva sopra le vette del bello o si ingarbuglia nella matassa limacciosa, nelle cantine delle nostre coscienze.
"Ma se io fossi una beffa? Un arcobaleno composto da sfumature di vari grigi?" Si chiese.E sbadigliò. O mostrò forse i denti?
lunedì 2 marzo 2009
Se ti han detto...
Per chi crede ancora in un risveglio di coscienze in questo paese...
Dici sempre le preghiere
Conti sempre fino a dieci e
Preghi ancora che
Non tocchi a te
Decidere
Piangi fermo in tangenziale
Inseguivi una cazzata
Era splendida e dorata
Fresca e avvelenata
Ma il paese sa affondare
Tutto intorno a te a ballare
Bestemmiando disprezzare
E riderci un po’ su
E tu vuoi far qualcosa che serva
E farlo prima che il tuo amore si perda
Non ti accorgi che se lo vuoi tu
Quel che valeva poi non vale più
Se ti han detto resta a casa
Vola basso non scocciare
Se disprezzi puoi comprare
Se vale tutto niente vale
Se non sai più se sei un uomo
Se hai paura di sbagliare
Se hai solo voglia di pensare
Che fra poco è primavera
Adesso fa qualcosa che serva
Che è anche per te se il tuo paese è una merda
C’è una strada in mezzo al niente
Piena e vuota della gente
E non porta fino a casa
Se non ci vai tu
Io voglio fa qualcosa che serva
Fammi far solo una cosa che serva
Dir la verità è un atto d’amore
Fatto per la nostra rabbia che muore
Dici sempre le preghiere
Conti sempre fino a dieci e
Preghi ancora che
Non tocchi a te
Decidere
Piangi fermo in tangenziale
Inseguivi una cazzata
Era splendida e dorata
Fresca e avvelenata
Ma il paese sa affondare
Tutto intorno a te a ballare
Bestemmiando disprezzare
E riderci un po’ su
E tu vuoi far qualcosa che serva
E farlo prima che il tuo amore si perda
Non ti accorgi che se lo vuoi tu
Quel che valeva poi non vale più
Se ti han detto resta a casa
Vola basso non scocciare
Se disprezzi puoi comprare
Se vale tutto niente vale
Se non sai più se sei un uomo
Se hai paura di sbagliare
Se hai solo voglia di pensare
Che fra poco è primavera
Adesso fa qualcosa che serva
Che è anche per te se il tuo paese è una merda
C’è una strada in mezzo al niente
Piena e vuota della gente
E non porta fino a casa
Se non ci vai tu
Io voglio fa qualcosa che serva
Fammi far solo una cosa che serva
Dir la verità è un atto d’amore
Fatto per la nostra rabbia che muore
giovedì 15 gennaio 2009
lunedì 12 gennaio 2009
Fogli
Si scorse a rimirare la patina ingiallita del foglio. Aveva sfumature color caffè, bordi sgualciti e logori, la fragranza di chi ha passato parecchi inverni a stagionare sul proprio scaffale, senza mai lasciarsi coprire dal grigio manto della polvere.
Si disse che ogni foglio è una coscienza, è una mente, una scatola in partenza vuota, che man mano evolve, cambia forma e colore. Ingrassa e poi dimagrisce. Vive, suda, rischia. Si cancella e si riscrive. Si strappa e si piega. E per potersi dire soddisfatta di se e del suo vissuto, deve aver mangiato tempo, bruciato energie, assorbito lacrime e dolori, deve aver volato da un tavolo, lanciata per un eccesso di gioia. Deve essere stata appallottolata e poi stirata affannosamente da due mani tremanti e colpevoli. Deve essere stata consumata da occhi frementi. Deve aver frasi importanti, sussurrate o gridate che siano.
Altrimenti i paragrafi arrancano e le righe rischiano di cadere nel nonsenso.
"Un po' come queste", pensò...
Si disse che ogni foglio è una coscienza, è una mente, una scatola in partenza vuota, che man mano evolve, cambia forma e colore. Ingrassa e poi dimagrisce. Vive, suda, rischia. Si cancella e si riscrive. Si strappa e si piega. E per potersi dire soddisfatta di se e del suo vissuto, deve aver mangiato tempo, bruciato energie, assorbito lacrime e dolori, deve aver volato da un tavolo, lanciata per un eccesso di gioia. Deve essere stata appallottolata e poi stirata affannosamente da due mani tremanti e colpevoli. Deve essere stata consumata da occhi frementi. Deve aver frasi importanti, sussurrate o gridate che siano.
Altrimenti i paragrafi arrancano e le righe rischiano di cadere nel nonsenso.
"Un po' come queste", pensò...
sabato 3 gennaio 2009
Spuma di cielo...
Quel gelido blu, indistinto e cupo nel cielo spumoso e agitato era riuscito nell'intento di infondergli una calma reverenziale, una sensazione che d'estate non si carpisce, ne si trova. E in quella invernale composizione sembrava impossibile tracciare una traiettoria luminosa e tiepida di bellezza. Il mare ingannatore cerca di portarti a braccetto verso l'infinito, verso le altezze e le profondità. E spesso lo si segue, noncurante per un istante del volo che da un po' si cerca di seguire, e che anche se non da certezza alcuna, attrae a se come una calamita...
"Come si può tacer un voler bene?" , si chiese.
"Come si può tacer un voler bene?" , si chiese.
Iscriviti a:
Post (Atom)