lunedì 12 gennaio 2009

Fogli

Si scorse a rimirare la patina ingiallita del foglio. Aveva sfumature color caffè, bordi sgualciti e logori, la fragranza di chi ha passato parecchi inverni a stagionare sul proprio scaffale, senza mai lasciarsi coprire dal grigio manto della polvere.
Si disse che ogni foglio è una coscienza, è una mente, una scatola in partenza vuota, che man mano evolve, cambia forma e colore. Ingrassa e poi dimagrisce. Vive, suda, rischia. Si cancella e si riscrive. Si strappa e si piega. E per potersi dire soddisfatta di se e del suo vissuto, deve aver mangiato tempo, bruciato energie, assorbito lacrime e dolori, deve aver volato da un tavolo, lanciata per un eccesso di gioia. Deve essere stata appallottolata e poi stirata affannosamente da due mani tremanti e colpevoli. Deve essere stata consumata da occhi frementi. Deve aver frasi importanti, sussurrate o gridate che siano.
Altrimenti i paragrafi arrancano e le righe rischiano di cadere nel nonsenso.
"Un po' come queste", pensò...

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