La fuori su di un colle c'era una statua d'oro. Forse di un metallo più attraente dell'oro stesso, forse più pregiato. O forse di un metallo tutto fumo e niente arrosto. Sta di fatto che su questa statua giacevano compiaciuti, ben sistemati, rubicondi milioni e mlioni di granelli di polvere.
Per molti mesi cercò di passare spesso con adeguate soluzioni a detergere la liscia, brillante superficie di una così bella opera d'arte. In fondo poco importava il materiale, l'artista e la data. Era, ed è tutt'ora l'esempio vibrante dell'opera che si affranca dal proprio esecutore, per entrare nell'olimpo dei capolvori incompresi dai più.
La sorpresa si ripetè metodica, infastidente. I granelli di polvere di tempo continuavano ad ammassarsi imperterriti.
Si sa che le opere d'arte non posseggon dominio sui cuori, sugli sguardi, sui pensieri soltanto,ma ancor più sulle intemperie, fino a spingerle a spianar la strada alla loro visione, al loro sporsi all'anfiteatro scortese del mondo.
Perchè questa no? si chiese.
Rimase convinto che scavare sotto la fuliggine rimanesse un'ideale degno d'esser perseguito a più riprese, ma notò con amarezza un calante interesse per quel tipo di bello, causato da una divinità posta in qualche nuvola di sporco, capace di togliere speranza ai cuori e bellezza alle forme. Fino a lasciare solo qualche spazio, miseri spiragli, un qualche raggio un po' affeviolito.
Convenne infine di dover restare ben saldo a quei raggi. Improvvisarsi Tarzan e usarli come liane...
venerdì 17 luglio 2009
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