Quegli strati di tramonto e quel nero che avviluppando minaccia. Quello sbalzo di rigore, come una porta che cede ad un inverno assediante, smanioso, in ritardo, che usa come ariete vento e tuoni.
Quel contatto cercato nel vento. La solitudine decentrata di piccole candele su gusci di noce, gallegianti e solitarie sul pelo dell'acqua immobile. La solita maestosa sfericità dell'orizzonte. Il grigio sfumato e caldo di quei muri, baluardi del passato. Mattoncini a vista sui paesaggi di un entroterra che ha sapore di Contea.
Una cantina, moderna ormai forse, ma odorosa di mosto, nella piazza del pane. Combinazione perfetta.
Quei gatti abituati ancora al dopoguerra, con avanzi fatti in casa. E quel bucato antico che in cinquantanni ancora non è asciutto,nei tessuti in lana grezza e infeltrita.
E tutti i dubbi di un futuro di foschia, di sentimenti che rimbalzano sull'etere muto e di una speranza che non muore in ogni caso.
E quella casa in vendita, "che ad averci i soldi sarebbe nostra", spartita equamente nei passatempi della vecchiaia futura...
mercoledì 14 ottobre 2009
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