martedì 21 dicembre 2010

Monologo di uno scoglio-apprendista

Non è facile essere un apprendista-scoglio.
In primo luogo perchè non è da tutti essere fermi, nelle proprie idee e convinzioni. Coerenti verso i propri ideali. Non è facile perchè uno scoglio ha la pelle ruvida di chi ha esperienza,di chi ne ha passate di maree. Ha resistito al soffio gelido del fortunale invernale, e all'alito caldo e ossessionante di un libeccio maniaco. He tenuto compagnia al pescatore taciturno, sopportando i suoi silenzi,il mal di mare dei suoi problemi e le sue ansie... le aspirazioni naufragate sul vetro di un oblò da cui è osservatore non pagante della sua vita.
Non è immediato essere scoglio, perchè per essere quel pezzo di pietra intagliato dall'uomo lo devi amare il mare, devi saperlo corteggiare e soprattutto aver presente di non esserne il proprietario, ed essere in grado di non farsi affogare dalle onde portatrici di dubbi, infide paure governate dai signori delle tempeste. I padroni dell'egoismo, dello sconforto. Gli svilitori del proprio essere unici, irripetibili, incontestabili nella propria essenza.
Essere scoglio significa inseguire la tranquillità del tronco d'albero spezzato dalla tempesta, che fa il morto sulla superficie dell'amore. E si lascia trasportare.
Sopportare le onde, convivere all'occasione coi topi che sussurrano malevoli alle orecchie, con parassiti che si aggrappano. Accogliere chi ti sbatte contro. Senza frantumarsi.

Per tutto questo vale la pena di essere apprendista. Per la gioia che da il vedere il sole del tuo viso, il vento dei tuoi capelli, l'azzuro che si fonde col verde dei tuoi occhi di cielo. Per la morbidezza delle tue labbra di spuma.E il loro sapore.
Voglio essere uno scoglio. Noncurante delle intemperie.

mercoledì 17 novembre 2010

Ovatta

Rimettere la giornata nel fodero. Infilarsi in una bacinella e aprire il rubinetto dell'ovatta. Con la sensazione di non aver respirato a vuoto, senza strafare ma non a vuoto. Con l'aria pulita del periodo, e due opali nella mente... scorte inesauribili di ossigeno.
Molte etichette bussano alla porta, molti triangoli tintinnano saccenti, dipendenti di un'agenda che tu hai assunto, ma che spesso detesti.
La serena libertà di dire, "per oggi è abbastanza", oggi ce l'ho.
L'ossigeno chiarifica, e rende vogliosi di fare meglio domani.
Immergere la testa e scavare, tunnel nell'ovatta..come quei piccoli roditori che girano su se stessi per tutta la vita..tranne quando infilano l'elmetto da ingeniere, o da speleologo.
Rimangono tre fili di cotone.. della gratitudine, delle scuse, e della voglia di sfiorare i petali di quegli opali...
"Sicuramente si trova in torto colui il quale considera l'anestesia improduttiva"... si disse.

mercoledì 7 luglio 2010

Hope

Ora capisco perchè il Grande Architetto ha progettato l'alternarsi del giorno con la notte. Capisco la scelta dei colori, l'uso dei rumori e dei profumi. Capisco la scelta del Nero pece, in concomitanza degli occhi chiusi. Sarebbe meglio dire di un nero lavagna. Intuisco la funzione dei sogni, quella realtà alternativa che nutre il reale inconsapevole, come una flebo che imbocca i piccoli nel nido.
Tutto è ragionato in funzione della speranza.
Sedici ore di bellezza, sospiri,morte,miracoli, omicidi, mani tese,degrado umano, rinascita, scontri,pace,successi,croci. Variabile è l'elettrocardiogramma del tuo essere in una giornata. Poi ecco che il sole si fonde nei toni scuri del crepuscolo, rimembrandoti di aprire il diario di bordo e segnare le ultime annotazioni sulla rotta.
Giunge infine il nero lavagna. Gli stati onirici fungono da cancellino, la brezza notturna spazza via la polvere di gesso.
E ogni mattina il mondo si sveglia con una pagina vuota, e le migliori intenzioni di riempirla. Le sinapsi intessono intrecci narrativi da realizzare nella storia unica del nuovo giorno.
Ed è Speranza che ogni mattina ti bacia sulla fronte svegliandoti discreta.

lunedì 5 luglio 2010

Into The Wild

E' un tesoro incastonato nel ghiaccio. E in una testa rovente come la mia, o si ruba subito o si scioglie e poi rimane una misera pozzanghera di riflessi.E' un uomo (Supertramp) che cammina, accompaganto dalla voce magica di Eddie Wedder, un cantastorie narratore. E' uomo, che ha trovato nella condivisione della felicità il fine ultimo dell'esistenza, ed è morto solo come un cane, ma felice per l'astrazione raggiunta. E' un uomo che fugge dal civilizzato e dal mainstream per trovare rifugio nel selvaggio, non accorgendosi che l'unico vero selvaggio ecosistema è quello in cui la civiltà, raccontandoci romanzi, ci sta portando. E' quindi un uomo che fugge dal selvaggio cercando il selvaggio. E' sostanzialmente un meraviglioso egoista, e da questo attegiamento trae paradossalmente svantaggio. Si stacca da tutti, vive situazioni di Guru peer to peer, è una forza che benefica ciò che gli sta attorno, ma sostanzialmente non è in grado di salvarsi con gli stessi mezzi. Ruba,meglio prende in prestito pezzi di vissuti che illluminano il suo cammino. E' un uomo che legge tantissimo,forse un filosofo, ma anela la semplicità. Doma la natura in ogni modo, ma viene beffato da un suo piccolo particolare.
E' uomo puro, anzi non è mai stato diverso da un bambino. Un mirabile asceta, un complicato intreccio di cristianesimo e panteismo. Deride il perdono, ma raggiunge la felicità tramite esso. Raggiunge il segreto di una vita, ma muore come un'entità incompiuta. Sta al balcone della sua vita e nn riesce ad aprire la finestra. E' un balcone che da su un fiume in piena. Riduce i rapporti a proiezioni future, e così facendo nel concreto li perde. Ha la fortuna di una sorella, un interprete nel suo mondo. Brucia soldi, piange alci, vive una vita.
Regala dei brividi.

lunedì 21 giugno 2010

Co-Incidenze

Qualcuno lassù si diverte a giocare con le coincidenze. Non sempre, non adesso. Ma ci sono momenti organizzati, quasi studiati che in una casualità effimera ti fanno pensare a nessi tanto ingannevoli quanto affascinanti. Ricordarli lucida la superficie della coscienza, la stessa che sussurra all'orecchio melodie di stupore, arpeggi di gioia al rivedere un certo viso, freschi battiti di primavera ad ogni incontro inatteso.
Coincidenza è un abbraccio di Giuda, un pugnale di miele e cannella. Una promessa che non sarà altro che disillusa. Ma varrebbe la pena vivere solo per un luccichio degli occhi, per la ruga d'espressione di un sorriso rubato da queste casualità beffarde.
E in quelle tre volte nella vita in cui il fato mantiene la parola...
"Davvero ci vorrebbe...ed io sono ottimista..." Pensò.

martedì 15 giugno 2010

--/..// ..././-./-/..// ?

Si sorprese a possedere una convinzione, a dir poco infantile, fiabesca, del pensiero.
Innnanzitutto legata al cuore. Una parvenza d'ossimoro.
Ma a ben vedere, prefigurarsi l'asse cuore-cervello come un'autostrada a una corsia e a senso unico si presentò come un concetto affascinante. "Ragionare col cuore significa dunque leggere quell'alfabeto morse di battiti e vuoti, punti-linee-attese trasmesse da un telgrafista muto?" Si chiese.
E la conseguente riflessione risultò esser connessa alla medesima linea di codice che il suo cervello continuava a ricevere a intervalli regolari durante le giornate. Cuore-cervello. Battito-Pensiero.
"Sono sicuramente un'idiota a ritenere che pensandoti potrò raggiungere la tua coscienza e convincere il tuo telegrafista e scrivere il mio nome... ma tant'è"
Questo fu quello che non disse.

martedì 20 aprile 2010

Saluto in riva del Gabbiano Jhon

Considerando latitudine e coordinate, i toni caldi del periodo una legittimazione la strappano.
E così pure quell'indugiare del sole fino all'ora tarda. Raggi dietro la schiena ed espressione sognante di chi tira tardi per rincontrare la pallida sua innamorata che una maledizione ripetutamente relega nell'altro emisfero. Struggente impossibilità della compresenza.
L'odore del sale condisce queste correnti che noi tutti sfruttiamo per raggiungere una meta irriverente posta ogni giorno un miglio o due più in là.
Qualche umano cerca assorto una catarsi, mentre il cane lo conduce a passeggio, chè è tutto il giorno che sta dentro a nonvivere davanti a un pc. Stringo il cuore e chiudo ogli occhi quando l'ennesimo individuo alza una nuvola di sabbia al suo passaggio, cercando fiato per la sua gara contro il tempo. Ma è ben noto che chi non vola ne resta fermo quella gara l'ha già persa.
Planare guardando giù è stupendo e terrible, il pelo dell'acqua è un enorme incendio blu, ogni singola spasmodica increspatura recita la parte del fuoco a memoria, così fedelmente da meritare 8 minuti di applausi. Ho avuto paura di bruciarmi la coda. Ma sono atterato ugualmente. Sembrava quasi la fucina del mondo, il suo modo di incenerire i demoni dei suoi abitanti. Strade smarrite, senitmenti mai compresi, riflessioni sussurrate dopo uno schianto...
Lancerò un grido che non capirete,che la verità necessità di interprete, e tornerò sul mio scoglio...

mercoledì 14 aprile 2010

trediciaprile malscritto

Pensò fosse come una graduale salita in ascensore. Ma un viaggio più lungo, a tappe regolari. L'ascensore come campo, i piani come una panchina. E un continuo susseguirsi di cambi (dicesi amichevole), strette di mano come i 5 sotto il quarto uomo col segnalatore.
Un Caso in crisi d'identità, che non ricorda se di cognome faccia destino, se abbia un datore di lavoro ai Piani Alti. Che comunque ti porta sulla soglia di sorrisi stupiti e conosciuti, di malinconie orientali, di momenti banali, oleosi di routine, ma intrisi anche di un valore e conclusi con sorrisi sovrappensiero.
E quel patto poco convinto con se stesi, di lasciar perdere quel fiore. E di stare fisso sullo scopo principale. Proposito decisamente annientato dallo splendore indiscutibile, magnetico di quei petali.
La voglia di cercare la porta di quel giardino, e fare un solo passo alla volta.

martedì 6 aprile 2010

Pool

Una guancia piatta. Logora e segnata dal tempo, oppure liscia, levigata. Curiosamente estranea a tonalità rosate. Protesa verso il color bottiglia o zaffiro.
Quelle dita diritte che la sfiorano con concitata reverenza, senza mai realmente impremere una rilevante pressione. E lacrime sferiche, in fuga per tragitti e traiettorie. Noncuranti della gravità, ma dal percorso immaginabile. Previdibile. Lacrime rotanti, sospinte come trote di fiume verso la propria origine. Pupille che cadono stanche dentro buie cavità oculari.
Una routine che simula competizione. Serie di mosse, lanci, rimbalzi. Due maschere da giocatori, entità dotate di uno scopo. Vincere.
E, ironia della sorte, il più totale disinteresse verso la vittoria in quanto tale.
Sorrise pensando a quanto il prevalere si configurasse ai suoi occhi, come l'inutile conseguenza dell'aver lasciato scritto, su quella pagina scorrevole, una serie di percorsi. Calligrafia illegibile in cui narrare la storia della propria inquietudine, delle proprie aspettative disilluse, dei propri timori e impazienze.
Focalizzò pienamente che quanto più questo sentire avesse prevalso sulla vista, sulla coordinazione della mano, sul modo coerente di impugnare quel lungo pennino, tantopiù le geometrie avrebbero quadrato, la qualità del gioco si sarebbe affinata.
Gustò infine ancora una volta gli effetti di quell'esorcismo, che usa colpi al posto di canti, sfere al posto di preghiere, gessetti per i suoi rituali.
E l'effimera leggerezza dell'aver gettato, per un paio d'ore, tutti quei massi in quelle buche indistinte d'abisso.

mercoledì 17 marzo 2010

Silenzio/Rumore

Si ritrovò ad ascoltare il proprio battito. Un ritmo in 4 quarti, cadenza specifica, intensità metodica del colpo,tonfo sordo, leggero eco. Cercò di assaporare l'odore umido dell'ossigeno, ancora pregno del suo menage clandestino con una timida particella di idrogeno.
Un respiro intenso, proprio del frivolo somelier, con la faccia nel calice. A cercare un esperienza bisensoriale, combinando gusto e olfatto.
Una calma apparente, costruita. Come l'eccesso del rumore,in un unisono assimilabile al silenzio.
Uno spiazzo di limbo, in cui desiderare di aver gettato più sguardi. Di aver proiettato più linee, lacci, dalle traiettorie oblique e timide, dirette e spavalde. Di aver creato un nodo, accettato e stretto da altre mani.Di esser andato oltre: Un qualsivoglia spiraglio di voce, carezza timida.
Sempre che fosse degno, di avvicinarsi a cotal capolavoro. Si immaginò fosse come togliersi le scarpe all'entrata di un tempio, visitato da un coro di entità celesti.
Come affrancarsi dal dubbio di essere dentro una piega del cervello, del tutto lontani dalla realtà?

lunedì 15 marzo 2010

O2?

Pensò fosse buffo ricordarsi di scrivere un monito a se stessi dopo giorni di ostentata indifferenza. Precisamente 20 giorni, 6 ore e 150 chilometri dal mare. Da quella sabbia incolore, da un cielo fatto di spirali pannose, dall'odore di sirene e salsedine. E si chiese se non fosse colpa di quegli scalini umidi di tramonto sbiadito, o della convalescenza di un porto nel bel mezzo di un lifting. Elementi di un quadro intitolato epifania.
Semplice, diretta, un po' supponente. Con sfumature ironiche.
"Qualcuno ti ha lasciato in uso la superficie gommosa di un palloncino in espansione, che trae aria da se stesso, dimentico di ossa e pelle. L'occhio ascolta, l'orecchio vede,questi si gonfia."
Capì la sua essenza consistesse in questo: metri cubi e metri cubi di sensibilità proprie di un artista, nessun canale per farla confluire. Alcun talento per esprimerla. Uno sterno che sarebbe presto esploso.
Non che glie ne importasse un cazzo.