mercoledì 17 marzo 2010

Silenzio/Rumore

Si ritrovò ad ascoltare il proprio battito. Un ritmo in 4 quarti, cadenza specifica, intensità metodica del colpo,tonfo sordo, leggero eco. Cercò di assaporare l'odore umido dell'ossigeno, ancora pregno del suo menage clandestino con una timida particella di idrogeno.
Un respiro intenso, proprio del frivolo somelier, con la faccia nel calice. A cercare un esperienza bisensoriale, combinando gusto e olfatto.
Una calma apparente, costruita. Come l'eccesso del rumore,in un unisono assimilabile al silenzio.
Uno spiazzo di limbo, in cui desiderare di aver gettato più sguardi. Di aver proiettato più linee, lacci, dalle traiettorie oblique e timide, dirette e spavalde. Di aver creato un nodo, accettato e stretto da altre mani.Di esser andato oltre: Un qualsivoglia spiraglio di voce, carezza timida.
Sempre che fosse degno, di avvicinarsi a cotal capolavoro. Si immaginò fosse come togliersi le scarpe all'entrata di un tempio, visitato da un coro di entità celesti.
Come affrancarsi dal dubbio di essere dentro una piega del cervello, del tutto lontani dalla realtà?

lunedì 15 marzo 2010

O2?

Pensò fosse buffo ricordarsi di scrivere un monito a se stessi dopo giorni di ostentata indifferenza. Precisamente 20 giorni, 6 ore e 150 chilometri dal mare. Da quella sabbia incolore, da un cielo fatto di spirali pannose, dall'odore di sirene e salsedine. E si chiese se non fosse colpa di quegli scalini umidi di tramonto sbiadito, o della convalescenza di un porto nel bel mezzo di un lifting. Elementi di un quadro intitolato epifania.
Semplice, diretta, un po' supponente. Con sfumature ironiche.
"Qualcuno ti ha lasciato in uso la superficie gommosa di un palloncino in espansione, che trae aria da se stesso, dimentico di ossa e pelle. L'occhio ascolta, l'orecchio vede,questi si gonfia."
Capì la sua essenza consistesse in questo: metri cubi e metri cubi di sensibilità proprie di un artista, nessun canale per farla confluire. Alcun talento per esprimerla. Uno sterno che sarebbe presto esploso.
Non che glie ne importasse un cazzo.