lunedì 15 marzo 2010

O2?

Pensò fosse buffo ricordarsi di scrivere un monito a se stessi dopo giorni di ostentata indifferenza. Precisamente 20 giorni, 6 ore e 150 chilometri dal mare. Da quella sabbia incolore, da un cielo fatto di spirali pannose, dall'odore di sirene e salsedine. E si chiese se non fosse colpa di quegli scalini umidi di tramonto sbiadito, o della convalescenza di un porto nel bel mezzo di un lifting. Elementi di un quadro intitolato epifania.
Semplice, diretta, un po' supponente. Con sfumature ironiche.
"Qualcuno ti ha lasciato in uso la superficie gommosa di un palloncino in espansione, che trae aria da se stesso, dimentico di ossa e pelle. L'occhio ascolta, l'orecchio vede,questi si gonfia."
Capì la sua essenza consistesse in questo: metri cubi e metri cubi di sensibilità proprie di un artista, nessun canale per farla confluire. Alcun talento per esprimerla. Uno sterno che sarebbe presto esploso.
Non che glie ne importasse un cazzo.

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