mercoledì 17 marzo 2010

Silenzio/Rumore

Si ritrovò ad ascoltare il proprio battito. Un ritmo in 4 quarti, cadenza specifica, intensità metodica del colpo,tonfo sordo, leggero eco. Cercò di assaporare l'odore umido dell'ossigeno, ancora pregno del suo menage clandestino con una timida particella di idrogeno.
Un respiro intenso, proprio del frivolo somelier, con la faccia nel calice. A cercare un esperienza bisensoriale, combinando gusto e olfatto.
Una calma apparente, costruita. Come l'eccesso del rumore,in un unisono assimilabile al silenzio.
Uno spiazzo di limbo, in cui desiderare di aver gettato più sguardi. Di aver proiettato più linee, lacci, dalle traiettorie oblique e timide, dirette e spavalde. Di aver creato un nodo, accettato e stretto da altre mani.Di esser andato oltre: Un qualsivoglia spiraglio di voce, carezza timida.
Sempre che fosse degno, di avvicinarsi a cotal capolavoro. Si immaginò fosse come togliersi le scarpe all'entrata di un tempio, visitato da un coro di entità celesti.
Come affrancarsi dal dubbio di essere dentro una piega del cervello, del tutto lontani dalla realtà?

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