mercoledì 14 aprile 2010

trediciaprile malscritto

Pensò fosse come una graduale salita in ascensore. Ma un viaggio più lungo, a tappe regolari. L'ascensore come campo, i piani come una panchina. E un continuo susseguirsi di cambi (dicesi amichevole), strette di mano come i 5 sotto il quarto uomo col segnalatore.
Un Caso in crisi d'identità, che non ricorda se di cognome faccia destino, se abbia un datore di lavoro ai Piani Alti. Che comunque ti porta sulla soglia di sorrisi stupiti e conosciuti, di malinconie orientali, di momenti banali, oleosi di routine, ma intrisi anche di un valore e conclusi con sorrisi sovrappensiero.
E quel patto poco convinto con se stesi, di lasciar perdere quel fiore. E di stare fisso sullo scopo principale. Proposito decisamente annientato dallo splendore indiscutibile, magnetico di quei petali.
La voglia di cercare la porta di quel giardino, e fare un solo passo alla volta.

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