sabato 8 settembre 2012

Prato inglese

E in mezzo all'erba cerco una chiave verde, la chiave preposta a disinserire il random tra il lettore di tracce del mio cuore. E in cerca della chiave mi sono imbattuto/Ho rincorso quello che mi sembrava il tragitto di un arcoblaneo, trovando zero colori, o frequenze non adatte ai miei occhi da cane, costretti a guardare delle costanti assurde, che non se ne vogliono andare. L'arocbaleno sbagliato. Puoi far di tutto. Seguirlo in un un vicolo in cui il tuo corpo non riesce a passare. Declamare le sue infinite luminose tonalità di grigio spento. Farne il tuo obbiettivo. MA sempre, in fondo, vorrai prendere a calci quel coacervo dibanalità inadatte al tuo essere. E sullo sfondo il mio masochistico instancabile tentativo di aprire porticine inutili, senza muovere un dito per spalancare l'unica porta capace di dare una svolta.

lunedì 16 luglio 2012

Tassametri/linee bianche.

E' difficile muoversi su delle strade pensate con una segnaletica diversa da quella che hai in mente. Non è scontato imboccare una via nel giusto modo e nel giusto senso di marcia. Il paradosso sta tutto nel fatto che senza saper più guidare, le quotazioni della mia autostima di automobilista si impennano vertiginosamente. Ma niente di tutto questo può essere considerato soddisfacente, se molti dei volti che ti passano accanto sorridono disperati, nella ricerca della loro auto parcheggiata in qualche posto li vicino. Chiavi in mano, premendo freniticamente il pulsante di apertura della propria utilitaria, del cassone del proprio caravan di terza mano, della cappotte esclusiva posta a tre quarti su una spider. Il mio vagare sempre in riserva la dice lunga sul fatto che ciò che cerco non è un posto a pagamento (la posta è solitamente decisamente troppo alta per i miei standard), ne tantomeno delle linee bianche squallide in un parcheggio di ammassati dell'ultim'ora. Consumo gli occhi cercando proprio QUEL posto, il tuo posto. Quello che da sempre per qualche motivo tieni libero, vagando inquieta, ignara di me che ti cerco.

domenica 3 giugno 2012

Grazie

Avrei voluto essere molto più dolce. Avrei voluto evitarti una situazione così difficile. Avrei voluto dirti altre settenceto cose. Avrei voluto avere un petto più resistente alle esplosioni. Avrei voluto non vedere quel volto perso. Avrei voluto nascere con una pazienza illimitata. Avrei voluto vivere in un mondo in cui gli investimenti importanti non comportano rischi. Avrei voluto avere un rapporto con te, definible intoccabile da tutto. Avrei voluto sfiorarti le labbra, e capire tutto quello che ti passava per la testa. Avrei dovuto scrivere tutto su un foglio, e aver lasciato parlare la mia attitudine migliore. Avrei voluto farti capire quanto sono diposto a stere qui in ascolto e quanto già hai fatto per me (abbondantemente oltre a quello che mi merito). Ma non rimpiango nulla e scrivo un altro grazie.

lunedì 21 maggio 2012

Pit-Stop

Il mio cuore ha avuto 4 ruote lise, lisce. Tempo fa, come da consuetudine, passato un periodo che consuma, chiesi ad uno bravo di scambiarle tra di loro. E "Quello Bravo", con una mossa conservativa ma efficace mi guarì. Il fatto è che guidare sul bagnato delle lacrime è roba da professionisti. Sbandò più volte quella mia utilitaria rossa, pulsante della musica del tuo respiro. Si perse e si fermò. I vetri appannati di dubbi e paure mi portarono altrove, verso campi arati o di nuovo verso strade insidiose, piene di chiodi. Bellissimi, ma pur sempre accessorio delle croci. Averti nel campo visivo, sfiorare il sogno di starti accanto, per un po', facendo finta di essere indifferente, ha soffiato aria sul vetro appannato. Ha ridonato alla mia rotta un obbiettivo, ed ora non necessiterò più di un pieno, credo. Un singolo, fermo, istante di luce. "Quello bravo" mi ha chiamato al cambio gomme, con la promessa di guarire tutto ancora una volta. Sbanderò di meno, e anche se come una lepre pupazzo davanti ad un levriero sposterai ancora in là quella tua asticella, vincerò la gara dei veloci pazienti, cercando di non scoraggiarmi. Sperando di avere qualche possibilità.

sabato 28 aprile 2012

La volpe e l'una...

Il fatto è che sei una mela. Fissi il mondo dal tuo ramo. E io che sono un quadrupede con una reputazione inflazionata, e totalmente sovrastimata ho ormai finito il primo strato di corteccia di quel dannato albero. Sei praticamente maturata al mio sguardo, tanta passione ci metto nel figurarmi le tue forme, e ho qualche ciuffo bianco ormai, che mi corona la testa, tamto forte ti penso certi giorni. E l'essere allo scuro di cosa il mio giardino divverà non cambia di certo le cose. Raggiungo palmo a palmo strisciando mezza certezza al dì, ne perdo due il giorno dopo e il terzo ho dimenticato tutto. Ciò che invece resta fisso nella mia ragione da canide vagabondo è il desiderio di parlarti, e sentire che ogni tanto dal tuo trespolo di mela rivolgi il tuo riflesso, di tua spontanea volontà, verso quello stralcio sfortunato di terra in cui sto seduto, e aspetto.

mercoledì 11 aprile 2012

Tremi-nuti.

Per dirti che ucciderei perchè quei ritardi fossero quotidiani. Per dirti che vorrei tanto provare a vedere cosa succderebbe di fornte a due bardi-donna, una birra e a un treno di nonsense.
Per raccontarti in qualche modo del mio passare dentro le bufere di un tempo, sperando di non rimanerci intrappolato. Per non sentire una voce che mi rinfacci di aver perso un treno così. Per smettere di dipendere da un albero coi fogli. Per farti capire cos'è quel vorticare dentro il vetro sferico che si scuote. Per sperare che in un altra forma tu senta che ci sono, e se lo trovi interessante tu risponda in un modo alternativo, ma vivo.

lunedì 26 marzo 2012

cometa a rotelle

Non tutti hanno un telescopio e siedono su una carrozzella. Guardare il firmamento mette sempre la stessa identica ammirata inquietudine, quella del ciclope davanti a una mappa. Ma la differenza sostanziale per un paraplegico risiede nell'impossibilità di buttrasi a capofitto nella direzione celeste della propia nuova stella polare. Anni a ricercare affannosamente le coordinate, notti da idota, col naso all'insù a sognare il futuro su quella bella stella, glassata di luce ramata. Forse sarebbe bastato puntare il telescopio a caso, ma non sono mai stato bravo in questo. E per giunta, invece di dare un calcio alla mia carrozzella, aspetto ancora una cometa che mi indichi la bontà della mia rotta.
ci vorrebbe così tanto?

lunedì 12 marzo 2012

So/Non so.

Non so che cosa dire, ne come dirlo. Perciò rimarrò in silenzio. So che al posto di continuare a fare dovrò lasciar fare.Con il fantasma che ciò che non farò manderà tutto a monte.So che il non essere ricercato è già un segnale in se, ma nella mia latitanza spero in te che sei l'investigatore. Con la speranza di chi non ha nient'altro. So che ho visto due tipi di sfumature rubino, uno stupendo, su quelle piccole morbide curve. Uno triste, a confondere l'azzuro del tuo cielo. So che non fare niente e avere fiducia è per me come stare sull'orlo del precipizio, e cercare di contenre la caduta di una valanga. So che ringrazierò per quello che oggi è arrivato, nonostante tutto.

domenica 4 marzo 2012

Monologo di un pastore di vento...

Ci ho provato a trattenermi, giuro. Ma sei il profumo di legno d'ulivo, fra le pietre ruvide del camino di casa. Il mio odore idelae di casa. Di aria gravida e rotonda, relizzata e compiaciuta nella serafica pace di un colle dell'entroterra, dove lasciar crogiolare i capelli al sole, e fremere la pelle al vento e stagionare i ricordi in quadri di rovere. Sei lo spago che tiene a terra il mio me stesso, nonostante i tuoi occhi mi abbiano ancora raccontato poco di te. Sei l'imperfetto perfetto, incarnato in quelle pieghe e in quei trucioli di vite, nel pieno dell'autunno. Una sorta di estranea, ma per niente insignificante, ed ho paura di sapere cosa dirò di te semmai e quando lascerai questo stato. Ed avrei voglia di litigare per conoscere il sapore di un tregua con te, o meglio ancora, una vera pace. E mi piacerebbe saper suonare le tue corde, e che le mie mani davvero fossero finite sullo strumento giusto. E che le implicazioni difficili, strane, pesanti, potessero essere inghiottite dal pozzo dell'irrilevanza. E ancora un'altra "e", che quel che penso sia in buona compagnia.

venerdì 2 marzo 2012

Rondini

Mi capita a volte di sentirmi come una coperta, che ti cade tuo malgrado addosso. Un'investitura che ha del prematuro. Per mia fortuna è inverno, e le temperature incentivano una convivenza neanche troppo seccante.Rifugiarsi tra le pieghe di un approccio per spiccare poi il volo in primavera? Se è così il mio cuore africano piangerà la partenza delle rondini, e ammirerà il capo storno,che sembra fatto a posta per le tue ali, e che non voglio credere fino in fondo sia più abile in planata e più splendente nel suo piumaggio.La realtà è che ogni singola parola, verso, aspirazione, ha come fratello ciò che non c'è, come amici due pozzi stupefatti al tuo passaggio, come madre una cordigliera di ingranaggi, decisamente fuori giri, che per l'andatura mantenuta presto si sfalderanno. O forse no. Rimane il fatto che potrebbe essere una prima, salvifica quadratura del cerchio, ma un pensiero contenente un grado qualsiasi di possibilità è un passante ignaro di stare aspettando l'aurora boreale, cullato dalle calde pianure africane...

domenica 26 febbraio 2012

Forze

Non ti sei accorta che fai muovere le montagne.Ne quanto l'elegante semplicità travestita da stravanganza cambi le sorti delle giornate. Che c'è chi si strugge e poi si illumina col cambio dell'orinetamentamento dei tuoi pianeti.Che il sassolino che rotolava dal pendio si porta a presso la superficie e le interiora della terra, dei modi di essere. Che le possibilità immaginate, tenute strette con timore, forzano le mani a spalancarsi e far decollare quella crisalide di vita, fin'ora vissuta ad occhi strizzati. Che la stanchezza non rallenta 4 dita incerte a mettere nero su bianco l'effetto fuori dal comune che un'orbita ellettica provoca su un satellite ormai inutile come quelli del sovietico impero che fu.Che la paura inizia ad incrinarsi e la posta in gioco diventa sempre più alta. Che quel rimpianto verrà presto appeso ad un muro, su due universi paralleli, con gioia e sollievo e con malinconico trasporto.

lunedì 20 febbraio 2012

Pianeti, anelli e Biglie sull'asse

La biglia sta rotolando inesorabilmente verso un lato dell'asse. Niente di irrecuperabile, ma è ora del piccolo balzello di bilanciamento. Uno di quei balzi che fanno male, che equivalgono alla resa momentanea, alla testa sotto la sabbia, al nascondino forzato.Convivere con la preoccupazione di un equilibrio incrinato, come lastra di ghiaccio di un lago cigolante sotto i tuoi passi, senza possibilità di un'altra dimensione. Un passo falso idiota già commesso, una crepa nella superficie del rapporto, una falla che aspira naturalezza. Avvicinare una calamita rispettando i tempi è roba da professionisti. Lo smalto del felino tra le spighe non è una questione banale.
La realtà rimane una: senza sapere il perchè mi piacerebbe essere assunto come anello di saturno. Ammettendo tutto questo giusto e possibile, vorrei scalare i gradini della cariera, e rimanere l'unico, il solo. Non so se calzo a pennello, se la mia misura è giusta. Ma i sogni sono sogni, inseguirli è un diritto, soprattuto se è il tuo inconscio a mandarli in onda ogni notte.

mercoledì 15 febbraio 2012

Sabbie Mobili

Sale, contrae i muscoli inerenti alla digestione, la bocca dello stomaco vibra. Scende, si posiziona a centro area. Fitta all'addome. Si innescano i meccanismi del perbenismo, non è opportuno sputare fuori tutto, non è socialmente accettabile. Sale, la spinta sulla barriera della bolla che si gonfia internamente, privata dello spazio di espansione. Scende la saliva nell'epiglottide contratta. Il contegno lascia un istante la presa, ne esce una salutare scarica urlata, ribadita alla tappezzeria di un automobile che diventa la seconda bolla di contenimento. Viscosa, torbida si appiccica alle pareti di te stesso la rabbia, e più arti e parti del tuo io impieghi per staccarla da te e più aderisce, insolente. Come le sabbie mobili ti porta su e giù, finche non smetti di muoverti, di pensare, finchè una buona notizia, un ritmo regolare non inizia l'iperbarico processo di decompressione. Il battito del cuore, ed un pensiero a certi occhi riportano sulla terra il mio sentire in orbita. Rimane solo la quiete, e il desiderio di parlarti.

domenica 12 febbraio 2012

Mancato

Prendo la strada bianca sconnessa, passeggio incerto sui tasti qwerty, senza orientamento, inconsapevole di dove andrò a finire. Il cantastorie dell'Alaska stasera estrae anche diamanti dal cilindro. Peccato il gioielliere sia invece stato ironico, ricavandone due da un unico incredibile frammento grezzo. Stregato dal primo, ho perso una delle mani dopo un tentativo di rubarglielo per sempre. E tra costellazioni intere di gioielli il mio moncone si protende adesso verso l'ineguale fascinoso fratello. Stupido, incolpevole. Rassegnato? Il fatto è che sono storpio di quella convinzione mai avuta, e che non si decide la vetrina. Il locale non è un negozio, le barriere fanno sgomento. Non ho trovato pale adeguate a questo scopo. E busso al pavimento come a un muro senza maniglia,guardando la mia mano fantasma lanciare ancora segnali.Cerco di essere un fratello, il tappo per la botte piena, il canarino per la moglie ubriaca.E in fondo al guardaroba il mio vestito originario.C'è chi mi dice di smettere di cercare, e andare alla deriva sopra un pezzo di ghiaccio. Troppo liscio per me.

martedì 7 febbraio 2012

Il vetro della porta

E' più o meno come un sasso che ferma sul suo viaggio la rotazione di una porta di vetro.Ogni lato della porta ha un differente tipo di superficie, un lato è forse lucido, liscio. L'immagine del compiuto.L'altro lato è opaco, dalla trama ondulata regolare. Piccole gobbe di esistenza che raggiungono l'apice, ed i punti più bassi del suolo. E mentre cerco di decidere da che parte stare, mi rendo conto che quel pezzo di marmo nero squadrato che si oppone alla chiusura sembra molto più prioritario e tangibile di tutto il resto.Credo però che ogni sua striatura color avorio brillante sia cosciente della mia presenza solo a tratti, e forse, anzi probabilmente, non ne senta poi tanto il bisogno.
Non posso fare a meno di rilevare, pensare e sperare, che quello stupendo pezzo di materia incarni la coesistenza delle due facce della porta, la realizzazione di entrambe.Ma questo è un pensiero che è una mela nel giardino della mia mente bacata, che pensa che fuori ci sia il sole, solo perchè così sostiene in chat, quel verme del suo coinquilino.

sabato 4 febbraio 2012

Isotopie

Succede mentre osservo un'insegnate delle elementari. E quando penso a certa musica. Mi capita quando una rivista o un programma tv inquadra l'incresparsi della superficie liquidia della barriera corallina.E quando qualcuno usa espressioni strane.Potrei immaginare un confetto grigio, liscio, marmoreo, con dentro un cuore di cioccolato.Lo associo al week end,e all'università.
Alla possibilità di emergere in quanto me stesso verso un'altra.Libero da quell'artificio dolcificato che non sono io. Quell'abbondare smodato di aspartame, con tutto il suo retrogusto amaro, pugnalata alla schiena di chi desidera un sapore autentico.Immagino un parcheggio occupato, con varie macchine che vorrebbero entrare. E pur non essendo li, una meravigliosa utilitaria difende ad ogni modo il posto. Come una guardia, scaccia ogni pensiero di relazione, ogni di più della semplicità di uno scambio di sguardi o parole.Un nastro rosso scuro, color rossetto, per i pacchi, collega ogni tua faccia.
L'ironico è che sei ignara, o forse hai già visto il quadro. L'hai messo in galleria, o meglio preso a pugni.

E'(sei)un pensiero ricorennte.

domenica 29 gennaio 2012

Missing

Sei giri di lancetta non cambiano la vita, tantopiù rapporati a 168.Giri di lontananza realtiva, ma dopotutto era lo stesso ossigeno sotto la cappa di cielo della stessa città. Funziona male un organismo in astinenza da un qualcosa che non c'è mai stato? Il fatto è che, senza troppa preoccupazione, la frequenza del mio cuore di ingranaggi va in cerca di quell'equlibrio perfetto di acqua,notte e nuvole, una pozza in cui rimbomban le emozioni di un vita bella ma non facile, o così sembra. Disobbedire a quello che non c'è stasera è troppo amaro. E il tuo pensiero timbra cartellini di un cervello mai in esubero di personale. Mi servon briciole di marzapane per ritrovar la mia carrozza, e anche solo una tua bricilola.Un piccolo cilindro di liquirizia.Insomma ti ammiro perchè fai la differenza in ogni caso. Stanotte in quanto grande assente, che ha perso la coincidenza per la carrozza di mezzanotte, e si è tenuta in tasca il pane per guidarmi. Tu che da tenere in tasca, al pane preferisci le mani fredde, e forse non ti si addice una carrozza. Non credo di conoscerti, eppure ti disegno.Pretese della notte.

martedì 24 gennaio 2012

Il Vasaio Cieco.

Sono un cieco, che ha lanciato il bastone in terra,una vasaio con dei guanti in amianto. Non ne conosco il motivo, eppure sono ancora sulla strada, e i miei vasi quantomeno trattengono acqua, senza nessuna pretesa di essere aggraziati. Sono un confessionale di reality, e vedo il peggio di me stesso in altri me con altre faccie. C'è chi si lagna della crisi, c'è chi pulisce i vetri interni di quegli oblò che per troppo tempo ho frequentato, camere iberbariche della non vita, atelier dei vigliacchi. Rispondo dalla regia, e con che coraggio?
Pensavo di togliermi il mantello dell'invisibilità, ma non tra le spire di Bellatrix, eppure sono li. E mi piace pure. Ho aspettato l'irrazionale per giorni e giorni, il mio vago languore di stelle, e ho trovato zaffiri su un disegno tormentato di cielo. Non sono ancora sicuro di volerli sfiorare, le mie dita bruciate attirate dalle fiamme rubino sembrano non volerne sapere della memoria a lungo termine. Nel pongo indurito in una forma ancora vaga rimane la consapevolezza di non esser cresciuto in questo: credo nella forza del pensiero che viene dal cuore, e che oltrepassa i muri e arriva dove deve. E forse mi sbaglio meravigliosamente su tutto. Ma questo è il bello di quel mezzo cervello due occhi indefiniti e dei capelli ricci che si riflettono su uno schermo che francamente a volte mi comanda.

giovedì 19 gennaio 2012

La Volpe storpia nella città di cristallo

E' come riaprire una scatola. E ritrovare la tua colonna vertebrale. Non ho più voglia di slacciare la cerniera e infilarmela adosso. Troppe vertebre rotte. E poi comunque, mi preferisco storpio. Senza ricordi, canzoni, pozze di mare ormai lontane, fili d'oro in giro per la tappezzeria.
Tolgo i lucchetti, ma il coperchio rimanga pure chiuso. Pandora aspetti, non sono ancora pronto. Sono una volpe, e purtroppo (o per fortuna) l'uva lassù sembra ancora marcia.
Sensazioni nuove mi suggeriscono il valore di una cuccia, il potere della libertà. La bellezza sferisca e fredda della mano con la matita. E l'eleganza triste della colomba nera.
Saggezza cantata che perde di valore, e la sensazione di vagare per una città di cristallo. Le case degli altri sono splendide, i muri sembrano solidi, gli incastri combaciano. Eppure di tanto in tanto, qualche condomino perde la vista dell'orizzonte, per rimanere in primo piano sulla polvere che sembra crepa. Ed ogni volta che un crepa affiora, incrocio dita su dita affinchè sia solo polvere.
Non so rispondere a delle braccia aperte, e da assetato bevo bicchieri di sabbia.
Ma soprattutto non so più scrivere.Per ora.