Sono un cieco, che ha lanciato il bastone in terra,una vasaio con dei guanti in amianto. Non ne conosco il motivo, eppure sono ancora sulla strada, e i miei vasi quantomeno trattengono acqua, senza nessuna pretesa di essere aggraziati. Sono un confessionale di reality, e vedo il peggio di me stesso in altri me con altre faccie. C'è chi si lagna della crisi, c'è chi pulisce i vetri interni di quegli oblò che per troppo tempo ho frequentato, camere iberbariche della non vita, atelier dei vigliacchi. Rispondo dalla regia, e con che coraggio?
Pensavo di togliermi il mantello dell'invisibilità, ma non tra le spire di Bellatrix, eppure sono li. E mi piace pure. Ho aspettato l'irrazionale per giorni e giorni, il mio vago languore di stelle, e ho trovato zaffiri su un disegno tormentato di cielo. Non sono ancora sicuro di volerli sfiorare, le mie dita bruciate attirate dalle fiamme rubino sembrano non volerne sapere della memoria a lungo termine. Nel pongo indurito in una forma ancora vaga rimane la consapevolezza di non esser cresciuto in questo: credo nella forza del pensiero che viene dal cuore, e che oltrepassa i muri e arriva dove deve. E forse mi sbaglio meravigliosamente su tutto. Ma questo è il bello di quel mezzo cervello due occhi indefiniti e dei capelli ricci che si riflettono su uno schermo che francamente a volte mi comanda.
martedì 24 gennaio 2012
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