domenica 26 febbraio 2012

Forze

Non ti sei accorta che fai muovere le montagne.Ne quanto l'elegante semplicità travestita da stravanganza cambi le sorti delle giornate. Che c'è chi si strugge e poi si illumina col cambio dell'orinetamentamento dei tuoi pianeti.Che il sassolino che rotolava dal pendio si porta a presso la superficie e le interiora della terra, dei modi di essere. Che le possibilità immaginate, tenute strette con timore, forzano le mani a spalancarsi e far decollare quella crisalide di vita, fin'ora vissuta ad occhi strizzati. Che la stanchezza non rallenta 4 dita incerte a mettere nero su bianco l'effetto fuori dal comune che un'orbita ellettica provoca su un satellite ormai inutile come quelli del sovietico impero che fu.Che la paura inizia ad incrinarsi e la posta in gioco diventa sempre più alta. Che quel rimpianto verrà presto appeso ad un muro, su due universi paralleli, con gioia e sollievo e con malinconico trasporto.

lunedì 20 febbraio 2012

Pianeti, anelli e Biglie sull'asse

La biglia sta rotolando inesorabilmente verso un lato dell'asse. Niente di irrecuperabile, ma è ora del piccolo balzello di bilanciamento. Uno di quei balzi che fanno male, che equivalgono alla resa momentanea, alla testa sotto la sabbia, al nascondino forzato.Convivere con la preoccupazione di un equilibrio incrinato, come lastra di ghiaccio di un lago cigolante sotto i tuoi passi, senza possibilità di un'altra dimensione. Un passo falso idiota già commesso, una crepa nella superficie del rapporto, una falla che aspira naturalezza. Avvicinare una calamita rispettando i tempi è roba da professionisti. Lo smalto del felino tra le spighe non è una questione banale.
La realtà rimane una: senza sapere il perchè mi piacerebbe essere assunto come anello di saturno. Ammettendo tutto questo giusto e possibile, vorrei scalare i gradini della cariera, e rimanere l'unico, il solo. Non so se calzo a pennello, se la mia misura è giusta. Ma i sogni sono sogni, inseguirli è un diritto, soprattuto se è il tuo inconscio a mandarli in onda ogni notte.

mercoledì 15 febbraio 2012

Sabbie Mobili

Sale, contrae i muscoli inerenti alla digestione, la bocca dello stomaco vibra. Scende, si posiziona a centro area. Fitta all'addome. Si innescano i meccanismi del perbenismo, non è opportuno sputare fuori tutto, non è socialmente accettabile. Sale, la spinta sulla barriera della bolla che si gonfia internamente, privata dello spazio di espansione. Scende la saliva nell'epiglottide contratta. Il contegno lascia un istante la presa, ne esce una salutare scarica urlata, ribadita alla tappezzeria di un automobile che diventa la seconda bolla di contenimento. Viscosa, torbida si appiccica alle pareti di te stesso la rabbia, e più arti e parti del tuo io impieghi per staccarla da te e più aderisce, insolente. Come le sabbie mobili ti porta su e giù, finche non smetti di muoverti, di pensare, finchè una buona notizia, un ritmo regolare non inizia l'iperbarico processo di decompressione. Il battito del cuore, ed un pensiero a certi occhi riportano sulla terra il mio sentire in orbita. Rimane solo la quiete, e il desiderio di parlarti.

domenica 12 febbraio 2012

Mancato

Prendo la strada bianca sconnessa, passeggio incerto sui tasti qwerty, senza orientamento, inconsapevole di dove andrò a finire. Il cantastorie dell'Alaska stasera estrae anche diamanti dal cilindro. Peccato il gioielliere sia invece stato ironico, ricavandone due da un unico incredibile frammento grezzo. Stregato dal primo, ho perso una delle mani dopo un tentativo di rubarglielo per sempre. E tra costellazioni intere di gioielli il mio moncone si protende adesso verso l'ineguale fascinoso fratello. Stupido, incolpevole. Rassegnato? Il fatto è che sono storpio di quella convinzione mai avuta, e che non si decide la vetrina. Il locale non è un negozio, le barriere fanno sgomento. Non ho trovato pale adeguate a questo scopo. E busso al pavimento come a un muro senza maniglia,guardando la mia mano fantasma lanciare ancora segnali.Cerco di essere un fratello, il tappo per la botte piena, il canarino per la moglie ubriaca.E in fondo al guardaroba il mio vestito originario.C'è chi mi dice di smettere di cercare, e andare alla deriva sopra un pezzo di ghiaccio. Troppo liscio per me.

martedì 7 febbraio 2012

Il vetro della porta

E' più o meno come un sasso che ferma sul suo viaggio la rotazione di una porta di vetro.Ogni lato della porta ha un differente tipo di superficie, un lato è forse lucido, liscio. L'immagine del compiuto.L'altro lato è opaco, dalla trama ondulata regolare. Piccole gobbe di esistenza che raggiungono l'apice, ed i punti più bassi del suolo. E mentre cerco di decidere da che parte stare, mi rendo conto che quel pezzo di marmo nero squadrato che si oppone alla chiusura sembra molto più prioritario e tangibile di tutto il resto.Credo però che ogni sua striatura color avorio brillante sia cosciente della mia presenza solo a tratti, e forse, anzi probabilmente, non ne senta poi tanto il bisogno.
Non posso fare a meno di rilevare, pensare e sperare, che quello stupendo pezzo di materia incarni la coesistenza delle due facce della porta, la realizzazione di entrambe.Ma questo è un pensiero che è una mela nel giardino della mia mente bacata, che pensa che fuori ci sia il sole, solo perchè così sostiene in chat, quel verme del suo coinquilino.

sabato 4 febbraio 2012

Isotopie

Succede mentre osservo un'insegnate delle elementari. E quando penso a certa musica. Mi capita quando una rivista o un programma tv inquadra l'incresparsi della superficie liquidia della barriera corallina.E quando qualcuno usa espressioni strane.Potrei immaginare un confetto grigio, liscio, marmoreo, con dentro un cuore di cioccolato.Lo associo al week end,e all'università.
Alla possibilità di emergere in quanto me stesso verso un'altra.Libero da quell'artificio dolcificato che non sono io. Quell'abbondare smodato di aspartame, con tutto il suo retrogusto amaro, pugnalata alla schiena di chi desidera un sapore autentico.Immagino un parcheggio occupato, con varie macchine che vorrebbero entrare. E pur non essendo li, una meravigliosa utilitaria difende ad ogni modo il posto. Come una guardia, scaccia ogni pensiero di relazione, ogni di più della semplicità di uno scambio di sguardi o parole.Un nastro rosso scuro, color rossetto, per i pacchi, collega ogni tua faccia.
L'ironico è che sei ignara, o forse hai già visto il quadro. L'hai messo in galleria, o meglio preso a pugni.

E'(sei)un pensiero ricorennte.