Non tutti hanno un telescopio e siedono su una carrozzella. Guardare il firmamento mette sempre la stessa identica ammirata inquietudine, quella del ciclope davanti a una mappa. Ma la differenza sostanziale per un paraplegico risiede nell'impossibilità di buttrasi a capofitto nella direzione celeste della propia nuova stella polare. Anni a ricercare affannosamente le coordinate, notti da idota, col naso all'insù a sognare il futuro su quella bella stella, glassata di luce ramata. Forse sarebbe bastato puntare il telescopio a caso, ma non sono mai stato bravo in questo. E per giunta, invece di dare un calcio alla mia carrozzella, aspetto ancora una cometa che mi indichi la bontà della mia rotta.
ci vorrebbe così tanto?
lunedì 26 marzo 2012
lunedì 12 marzo 2012
So/Non so.
Non so che cosa dire, ne come dirlo. Perciò rimarrò in silenzio. So che al posto di continuare a fare dovrò lasciar fare.Con il fantasma che ciò che non farò manderà tutto a monte.So che il non essere ricercato è già un segnale in se, ma nella mia latitanza spero in te che sei l'investigatore. Con la speranza di chi non ha nient'altro. So che ho visto due tipi di sfumature rubino, uno stupendo, su quelle piccole morbide curve. Uno triste, a confondere l'azzuro del tuo cielo. So che non fare niente e avere fiducia è per me come stare sull'orlo del precipizio, e cercare di contenre la caduta di una valanga. So che ringrazierò per quello che oggi è arrivato, nonostante tutto.
domenica 4 marzo 2012
Monologo di un pastore di vento...
Ci ho provato a trattenermi, giuro. Ma sei il profumo di legno d'ulivo, fra le pietre ruvide del camino di casa. Il mio odore idelae di casa. Di aria gravida e rotonda, relizzata e compiaciuta nella serafica pace di un colle dell'entroterra, dove lasciar crogiolare i capelli al sole, e fremere la pelle al vento e stagionare i ricordi in quadri di rovere. Sei lo spago che tiene a terra il mio me stesso, nonostante i tuoi occhi mi abbiano ancora raccontato poco di te. Sei l'imperfetto perfetto, incarnato in quelle pieghe e in quei trucioli di vite, nel pieno dell'autunno. Una sorta di estranea, ma per niente insignificante, ed ho paura di sapere cosa dirò di te semmai e quando lascerai questo stato. Ed avrei voglia di litigare per conoscere il sapore di un tregua con te, o meglio ancora, una vera pace. E mi piacerebbe saper suonare le tue corde, e che le mie mani davvero fossero finite sullo strumento giusto. E che le implicazioni difficili, strane, pesanti, potessero essere inghiottite dal pozzo dell'irrilevanza. E ancora un'altra "e", che quel che penso sia in buona compagnia.
venerdì 2 marzo 2012
Rondini
Mi capita a volte di sentirmi come una coperta, che ti cade tuo malgrado addosso. Un'investitura che ha del prematuro. Per mia fortuna è inverno, e le temperature incentivano una convivenza neanche troppo seccante.Rifugiarsi tra le pieghe di un approccio per spiccare poi il volo in primavera? Se è così il mio cuore africano piangerà la partenza delle rondini, e ammirerà il capo storno,che sembra fatto a posta per le tue ali, e che non voglio credere fino in fondo sia più abile in planata e più splendente nel suo piumaggio.La realtà è che ogni singola parola, verso, aspirazione, ha come fratello ciò che non c'è, come amici due pozzi stupefatti al tuo passaggio, come madre una cordigliera di ingranaggi, decisamente fuori giri, che per l'andatura mantenuta presto si sfalderanno. O forse no. Rimane il fatto che potrebbe essere una prima, salvifica quadratura del cerchio, ma un pensiero contenente un grado qualsiasi di possibilità è un passante ignaro di stare aspettando l'aurora boreale, cullato dalle calde pianure africane...
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