domenica 4 marzo 2012
Monologo di un pastore di vento...
Ci ho provato a trattenermi, giuro. Ma sei il profumo di legno d'ulivo, fra le pietre ruvide del camino di casa. Il mio odore idelae di casa. Di aria gravida e rotonda, relizzata e compiaciuta nella serafica pace di un colle dell'entroterra, dove lasciar crogiolare i capelli al sole, e fremere la pelle al vento e stagionare i ricordi in quadri di rovere. Sei lo spago che tiene a terra il mio me stesso, nonostante i tuoi occhi mi abbiano ancora raccontato poco di te. Sei l'imperfetto perfetto, incarnato in quelle pieghe e in quei trucioli di vite, nel pieno dell'autunno. Una sorta di estranea, ma per niente insignificante, ed ho paura di sapere cosa dirò di te semmai e quando lascerai questo stato. Ed avrei voglia di litigare per conoscere il sapore di un tregua con te, o meglio ancora, una vera pace. E mi piacerebbe saper suonare le tue corde, e che le mie mani davvero fossero finite sullo strumento giusto. E che le implicazioni difficili, strane, pesanti, potessero essere inghiottite dal pozzo dell'irrilevanza. E ancora un'altra "e", che quel che penso sia in buona compagnia.
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